Current exhibition (28/09 – 25/10/2014): Federica Di Carlo_Riflessione diffusa, a cura di Carla Capodimonti

“Ognuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo.” (Arthur Schopenhauer, Parerga e paralipomena, 1851) La percezione della luce diffusa dalla superficie degli oggetti è il nostro più importante meccanismo di osservazione visiva. Se ci guardiamo … Continua a leggere

Next opening (28/09/2014): Federica Di Carlo_Riflessione diffusa, a cura di Carla Capodimonti

Il quarto appuntamento della stagione 2014 della programmazione riservata ai giovani artisti e giovani curatori di Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi, apre le porte all’artista Federica Di Carlo con la personale dal titolo Riflessione diffusa, a cura di Carla Capodimonti. Dopo … Continua a leggere

CRITICA D’ARTE PARTECIPATA

Testo critico della mostra: “(Come) Achille_The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore.”    

“La galleria è un luogo come un altro, uno spazio che è parte di un meccanismo globale, un campo base senza il quale nessuna spedizione è possibile; un club, la scuola o la strada non sono luoghi migliori, ma semplicemente altri luoghi dove è possibile mostrare l’arte.”[1]

ImmagineLa mostra non è il risultato finale di una ricerca ma una zona di produzione, di incontro con il pubblico al quale vengono messi a disposizione gli strumenti necessari per sviluppare un pensiero critico sulla società. Il museo, luogo di creazione, funge in questo caso da spazio generatore di un nuovo movimento di critica d’arte partecipata. Un atto di protesta contro l’ufficialità, un manifesto nato per sviluppare una rete partecipativa con potere decisionale: “d’altro canto, adottando una nuova grammatica fatta non tanto di moduli d’ordine quanto di un progetto permanente di disordine, [l’artista] ha accettato proprio il mondo in cui vive nei termini di crisi in cui esso si trova.”[2]

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All’interno di un sistema nel quale si stabiliscono delle relazioni, nasce e si codifica l’intera opera di (Come) Achille: un lavoro di arte condivisa e in divenire. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione riguardo l’opera dell’autore, il quale si espone per la prima volta, scegliendo di farlo sul terreno peggiore: il sistema dell’arte.

Nel rispetto della coscienza critica di ognuno, egli ci invita a rivedere l’intero apparato, lasciando decidere ad un pubblico eterogeneo la validità o meno del proprio lavoro. Lo spirito fortemente sociale dal quale nasce il progetto favorisce l’opinione di critici “non ufficiali” al sistema artistico dominante, strettamente influenzato dal mercato.

 

Carla Capodimonti

 

 

[1] Nicolas Bourriaud, Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo, 2004, Postmediabooks, Milano, p. 67.

[2] Umberto Eco, Opera aperta, 2009, Bompiani, Milano, p. 263.

17/05/2014: Ready for the next opening??

“Tutti i contenuti vanno bene, a condizione che non forniscano un’interpretazione del libro, ma riguardino l’uso e che lo moltiplichino, che creino un altro linguaggio all’interno del suo linguaggio”. (Gilles Deleuze)

 

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Vi aspettiamo!!

 

Platon – Caverne – Décembre 2010, da Aurélien Mauplot_Desillusions, a cura di Carla Capodimonti

Platon – Caverne – Décembre  2010 L’origine di questo nuovo approccio è la scomparsa del testo del libro VII della Repubblica di Platone, sino a far vedere solo l’elemento più rilevante e conosciuto: la caverna. E’ così che appare il … Continua a leggere

Aurélien Mauplot_Desillusions, a cura di Carla Capodimonti

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Renversement du Monde, extension heliograttées 2014

Fotocalcografia grattata e rivoltata (tratto da: Annapurna, premier 8000  de Maurice Herzog, ed. Arthaud, 1952).

Nel 1951, una compagine francese si inoltra nelle terre sconosciute del cuore del Nepal, all’estremità del mondo, al confine con il cielo. I membri della spedizione, entusiasti e determinati, non hanno in testa null’altro che quei novantuno metri che li condurranno alla volta degli 8000, distanza che li separerà dal mare, vasta terra liquida, indomabile, come il suo opposto celeste. Per la prima volta, l’Uomo (per lo meno quello occidentale), scopre l’ebbrezza assoluta, sotto il tetto del mondo.

ImmagineNel 1953, scompare Theodore Von Karman, fisico ungherese, padre della Linea di Karman. Essa materializza, tramite analisi fisiche, una dimensione assolutamente astratta e indica che lo Spazio si trova 100 km al di sopra del livello del mare. Karman definisce, dunque, il confine tra terra e Spazio, tracciando una frontiera tra il territorio dell’umanità e l’ignoto, l’impalpabile, l’inafferrabile: quella massa nera che non si riflette ai nostri occhi se non attraverso lo stordimento provocato dal suo infinito vuoto.

Le Renversement du monde confonde due volontà prodigiose, eccessive e tuttavia essenziali per lo sviluppo dell’essere: il superamento di se stessi e la relativizzazione del mondo. Corsa verso l’ignoto, rischio di perdersi in esso e di individuarvi ciò che esiste, per arrivare a concepire un mondo possibile, nel quale il sogno trova la sua realizzazione.

Testo: Aurélien Mauplot

Traduzione: Laura Campus

(Dal 5/04 al 04/05/2014)

Promemoria sabato 5 Aprile 2014:

Vi aspettiamo oggi pomeriggio alle ore 18.00 a Trevi per l’inaugurazione della mostra: Aurélien Mauplot_Desillusions, a cura di Carla Capodimonti. Non mancate!!!

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NEXT OPENING 05/04/2014 H 18: Aurélien Mauplot_Desillusions, a cura di Carla Capodimonti

Aurélien Mauplot, classe ’83, presenta un progetto basato su riflessioni di carattere filosofico e scientifico riguardo ai limiti della percezione umana in relazione al proprio ambiente naturale e sociale.

L’artista francese sviluppa la sua ricerca partendo dall’approfondimento dell’opera La Repubblica di Platone – nella quale l’autore analizza il celebre “mito della caverna” – rimodellandone il contenuto e mettendo alla prova lo sguardo e la percezione che l’uomo ha del mondo circostante.

I limiti fisici vengono inoltre esplorati e svelati – nello scalare la vetta più alta della terra – nel libro di Maurice Herzog, Annapurna. Il primo 8000, al quale l’artista fa riferimento per rivelarne un altro punto di vista, o identificare la parte superiore, in direzione inversa. Mauplot restituisce alle pagine del libro le cime, o i confini, del mondo utilizzando la linea di Karman, fisico ungherese, scomparso nel 1963, che definisce il profilo della terra dallo spazio.

 

VI ASPETTIAMO!!!

(13/12/2013) VIDEO DEL GIORNO su INSIDEART: “Isostasia 1”. Intervista a Nicole Voltan, di Claudia Quintieri

«Ho sempre portato avanti tutte le tecniche possibili in base a ciò che volevo raccontare», sono le parole di Nicole Voltan rispetto al suo lavoro di artista. Le prime opere presentate in accademia a Venezia, a metà degli anni 2000, erano scatole di polistirolo. In quel periodo faceva anche sculture e lavorava molto con l’assemblage. È di quell’epoca la sua prima personale a Milano al circolo culturale Bertolt Brecht, dove ha esposto principalmente dipinti. Nel 2011 si è trasferita a Roma da Venezia perché la città lagunare, nonostante un certo fermento, non riusciva a stimolarla quanto la capitale. La tematica principale, filo conduttore di tutta la sua produzione, è il rapporto arte-scienza: «Arte e scienza sono due opposti, ma complementari fra loro: l’una è totalmente emozionale l’altra è rigorosa e logica; l’arte è soggettiva, non è vincolata da nessun tipo di regola, come invece lo è la scienza: questo contrasto tra i due termini mi piace. Poi la scienza da un certo punto di vista è molto artistica, e anche religiosa: la meraviglia di certe immagini, ad esempio astronomiche e della natura stessa, sono una forma d’arte perché la natura è arte; dall’altro punto di vista è talmente rinchiusa nelle sue leggi che è bello stravolgerle e riuscire a interpretarla in modo più soggettivo e creativo», dichiara la Voltan. Nella sua storia personale, l’artista, fin da bambina, è stata attratta da tematiche scientifiche, ricorda una lettera a Babbo Natale in cui ha chiesto un microscopio e un telescopio per guardare le cose piccole e le stelle: questa passione è talmente radicata in lei, che ha portato con sé quel telescopio a Roma. Le costellazioni e il cosmo sono una parte essenziale di uno dei filoni che segue Voltan, sulle suggestioni nate dalla curiosità per cosmo e costellazioni ha incentrato la sua mostra 88trame alla galleria Whitecube al Pigneto, ora La Stellina arte contemporanea. Ma che cosa la affascina di cosmo e costellazioni? «Sono talmente vasti sia come superficie che come concetti che non finirà mai il mio approfondire ed entrare nelle leggi cosmiche, mi affascina poi l’estetica del cosmo e il fatto che si rispecchia anche nel micro: sto scoprendo l’associazione fra le galassie e le cellule su cui vorrei lavorare per un progetto futuro. La frase che mi colpisce di più dice che siamo fatti di stelle perché abbiamo gli stessi elementi che hanno le stelle», commenta l’artista. Questo legame fra micro e macro porta alla riflessione sull’unione degli opposti: “gli opposti sono complementari. L’uomo cerca sempre di dividere le cose: amore e odio, guerra e pace, bene e male, però se non esistesse l’uno non esisterebbe l’altro”, continua Nicole. In questo periodo si sta svolgendo la personale di Voltan Para Klàsis alla Galleria Cinica di Trevi, a cura di Simona Merra e Carla Capodimonti. Iniziamo dal titolo della mostra: Para Klàsis vuol dire rottura, qui entra in gioco il dialogare degli opposti nella discussione e nella lotta fra due estremi che porta all’equilibrio. In questa esposizione è presente in video Isostasia 1, da noi proposto, che si ispira al fenomeno fisico per cui la densità della Terra rimane sempre uguale, cambia solo l’assetto. Le riprese sono state fatte vicino Misurina, sulle Dolomiti, durante una passeggiata: da quelle immagini è nata l’idea del video. All’inizio si vedono rocce e montagne, essenziali nel discorso scientifico sull’isostasia. Poi si cammina, ma della presenza umana appaiono solo le ombre, una è quella dell’artista, ombre indicative di una ricerca di qualcosa che a volte manca: questa camminata rappresenta ciò che facciamo spesso nella vita, ovvero cercare l’equilibrio sia con noi stessi che con gli altri. Il suolo che è sotto di noi è ciò che ci regge in piedi e gli uomini hanno due gambe per cui perdono l’equilibrio fisico, ma anche l’equilibrio emotivo e interiore, più facilmente di un animale, a quattro zampe. A proposito di questi significati Voltan dichiara: «tutto quello di cui tratto è anche, in qualche modo, autobiografico e soggettivo: parto da una mia esperienza per arrivare a tematiche più collettive». Alla fine del video si vede il movimento di un lombrico che si ripete varie volte, a proposito di questo finale l’artista dice: «Il lombrico rappresenta la vita, è il classico elemento alla base della generazione del terreno, lo rende fertile. Poi ha la proprietà di essere una molla, di essere elastico: paradossalmente anche noi uomini dovremmo aspirare all’elasticità per adattarci alle cose dell’esistenza, ed essere anche sinuosi». Il tremore della telecamera ha un’origine tecnica perché le riprese sono state fatte a mano, ma è anche un modo di rappresentare il movimento stesso delle cose. Infine l’audio è composto da rumori umani come l’accensione di un accendino, il carrello della spesa, una lavatrice, perché, conclude Nicole: «sono in contrasto con la rappresentazione della natura, ma paradossalmente assomigliano proprio ai rumori della natura come i sassi quando rotolano o si sgretolano, quindi portano in sé l’equilibrio e il contrasto fra uomo e natura». Info: nicolevoltan.blogspot.com

Nicole Voltan, Isostasia 1, 2011

 

Intervista pubblicata su INSIDEART, 13 dicembre 2013: http://www.insideart.eu/2013/12/13/isostasia-1-di-nicole-voltan/