Melissa Giacchi. OPERARI_lavoro di forme (13/07 – 31/08), a cura di Carla Capodimonti. In collaborazione con l’Associazione Culturale Dancity. Performer_Lucia Guarino.

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OPERARI, termine che attinge dal latino ŏpĕro, o lavoro, si sviluppa come progetto strutturale di forme di matrice geometrica, ognuna delle quali collabora e quindi lavora con la sua adiacente in un linguaggio volumetrico che si concretizza nella terza dimensione.

OPERARI è un metodo di lavoro e consiste in una serie di poligoni di cartone tagliati al laser, sottoposti ad un processo di sottrazione, assemblati poi manualmente fino a formare una successione di poliedri.

L’installazione, precedentemente esposta in occasione della mostra dell’artista e graphic-designer Trevor Jackson per il Dancity Festival (2012) a Foligno (PG), rassegna di musica elettronica ed arti digitali tra le più significative del territorio italiano, si genera come intervento site specific in relazione ad una predeterminata struttura ambientale.

Nello specifico, per Galleria Cinica il lavoro di Melissa Giacchi approfondisce i concetti di “macro” e “micro architettura” che si affrontano in riferimento all’ambiente e al rapporto con lo spettatore.

Le due sale destinate all’intervento, di dimensioni diametralmente differenti, diventano l’input per lo sviluppo di OPERARI in grande e piccolo formato, come una seconda pelle: un tessuto volumetrico che si aggrappa alle superfici dello spazio in cui si espande proiettando l’osservatore in un’architettura di solidi.

La sua conformazione e lo sviluppo hanno come riferimento le strutture degli organismi multicellulari, soltanto nei quali le varie cellule differenziate assumono forme molto diverse, che rispondono a funzioni altamente specializzate.  In questo modo l’installazione si snoda come un unico tessuto all’interno dell’ambiente espositivo, dando vita ad un sistema in movimento. Proprio grazie alla loro configurazione, i vari poligoni originano un rimodellamento dello spazio, completato con l’apporto di contributi audio del duo Schroeders e proiezioni video di Paolo Pinaglia, che giocano sul piano della percezione. Il risultato è un intervento meta-linguistico che si muove tra arte, architettura e design, in una comunione di intenti.

 

 

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