Cinzia Delnevo, n volte

Testo a cura di Laura Di Nicolantonio (in occasione della mostra “Legami Deboli”, a cura di Celeste Ricci)

L’opera Penna a Sfera Nera su Carta è una serie di disegni raffiguranti elementi grafici minimi che l’artista Cinzia Delnevo traccia molteplici volte sulla superficie. Queste matrici di segno, queste unità discrete sono di natura vegetale. Proliferando, questi segni si organizzano in un universo vegetale unitario e frammentato, in arborescenze che si snodano sinuose e fitte sul foglio. La ripetitività del gesto, agito con costanza, sublima le energie dell’artista che è coinvolta in un atto performativo intimo.

La componente performativa è importante in quest’opera e per la sua realizzazione l’artista stabilisce delle regole preliminari semplici e precise, dei piccoli criteri che sono gli stessi che utilizzerebbe per le performances vere e proprie. La regola fondamentale che l’artista stabilisce è quella di “lasciare andare la mano verso delle forme”, registrando dei “segni tanto piccoli da non poterne prevedere il risultato finale”. In tal modo le unità grafiche minime vanno formandosi, una dopo l’altra, secondo una logica casuale guidata dall’inconscio.

L’artista, per effetto ideomotorio e sospendendo l’Io cosciente, registra questi segni in un’operazione di scrittura automatica: si tratta di un atto di liberazione di forze celate, nonché di una pratica di approfondimento del Sé.

Sebbene i disegni di Penna a Sfera Nera su Carta siano disegni ‘trovati’, non progettati in precedenza, è possibile individuare in essi un aspetto di autosimilarità interna, una caratteristica propria  della geometria dei frattali. Ogni frattale è composto da un singolo elemento formale ripetuto n volte in scale differenti. Lo studio dei frattali ha come obiettivo quello di individuare delle leggi deboli all’interno di un caos apparente e descrive sistematicamente quelle forme naturali frastagliate, granulose, ramificate, con tentacoli o protuberanze. La geometria frattale può essere individuata tanto nell’ordine di strutture macroscopiche (territori costieri, ramificazioni di fiumi e alberi, formazioni rocciose e di ghiacci) quanto in scala assai più ridotta (fiocchi di neve, tessuti vegetali, vasi sanguigni, terminazioni nervose).

Per certi versi la geometria frattale, secondo variabili più o meno complesse, sembra definire i processi di generazione naturale sia a un livello ambientale che nella stessa fisiologia umana.

Frattale pare essere il pensiero nel suo farsi.

L’opera Penna a Sfera Nera su Carta, costituita da segni discreti ripetuti n volte e organizzati in strutture caratterizzate da autosimilarità, sembra rappresentare uno spazio osmotico tra l’elemento naturale e il paesaggio interiore, entrambi percorsi dalla medesima linfa.

I disegni sembrano le tracce fertili di un rinnovamento dei pensieri, una balsamica rigenerazione secondo leggi a cui macroscopico e microscopico, materiale ed immateriale rispondono simmetricamente.

Mentre Penna a Sfera Nera su Carta si concentra su una pratica manuale che si mantiene deliberatamente “lontana dagli oggetti digitali”, Overwhelmed Till the Yearning #2 è un’opera che per certi versi funziona diametralmente a ritroso.

In quest’opera l’artista decide di spendere del tempo in natura fotografandone le parti, in intima vicinanza: “Non una o due o dieci, ma mille e più scatti, all’interno di orti botanici o boschi o giardini in giro per la rigogliosa città di Londra”.

Un circuito fluido si attiva tra i frammenti di natura fotografati e l’artista che, perdendosi, si ritrova, immersa in un processo di rigenerazione.

Overwhelmed Till the Yearning #2 pone l’accento sul concetto di ultra-vicinanza di Walter Benjamin, da intendersi come tensione dialettica tra la percezione di massima distanza dalla continuità del dato reale e il forte desiderio di una coerente visione unificata dell’opera d’arte. L’ampia tiratura della serie fotografica non interferisce tuttavia con il valore auratico di ogni singolo scatto: ogni fotografia si offre alla visione, traccia digitale di natura, trasudando oltre l’immagine la vita che la attraversa.

Nel momento dello scatto viene liberato un impulso desiderante che si reitera nella molteplicità delle immagini, una molteplicità tendente all’infinito. Il desiderio che viene liberato dall’artista va inteso come riserva illimitata e libera di potenziale, così come ce ne parla Gilles Deleuze nelle riflessioni sul Corpo Senza Organi.

In Overwhelmed Till the Yearning #2 lartista opera come un’entità dinamica e informale che instaura connessioni e scambi fluidi sempre nuovi con altre entità, agendo come un campo di forze desiderante e sempre a venire.

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(21/12/2013 h 18) Next opening: “Amedeo Abello & Cinzia Delnevo_Legami deboli”, a cura di Celeste Ricci

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Amedeo Abello, LIFE/FILE, 2013, Light box, negativo, 24x34x10 (x8), (in collaborazione con Federico Morando)

“E’ lo sguardo del flâneur, la cui forma di vita avvolge ancora di un bagliore conciliante quello futuro, desolato dell’abitante della grande città. Il flâneur è ancora sulla soglia, della grande città come della borghesia. Nessuna delle due lo ha ancora travolto. In nessuna delle due egli si sente a proprio agio; e cerca rifugio nella folla.”

(Walter Benjamin, “Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato”, Neri Pozza, 2012, pp. 22 e 24., in Chiara Cartuccia (testo critico a cura di), Amedeo Abello. La misura del caso, 2013)

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Cinzia Delnevo, Overwhelmed Till The Yearning #2, 2013, 1000 immagini. Stampa da negativo digitale, 10x15cm
“Non una o due o dieci, ma mille e più scatti, all’interno di orti botanici o boschi o giardini in giro per la rigogliosa città di Londra”. Un circuito fluido si attiva tra i frammenti di natura fotografati e l’artista che, perdendosi, si ritrova, immersa in un processo di rigenerazione.

(Laura Di Nicolantonio (testo critico a cura di), Cinzia Delnevo, n volte, 2013)