galleria cinica #1. Intervista al direttore artistico Maurizio Coccia, di Maila Buglioni.

Sono passati ben vent’anni da quando, nel lontano 1993, fu fondato il Trevi Flash Art Museum. Uno spazio museale, a gestione mista pubblico/privata, unico nel suo genere nel territorio umbro poiché fu il primo polo interamente dedicato all’arte contemporanea e, in generale, alla cultura della contemporaneità nelle sue molteplici manifestazioni distinguendosi nel corso del tempo come luogo di sperimentazione, diffusione e promozione di giovani artisti. Successivamente, precisamente dal 2007, quando si sciolse la convenzione tra il Comune e l’ente privato, la sua mission fu portata avanti da Palazzo Lucarini Contemporary – Centro per l’arte contemporanea. All’interno dell’omonimo Palazzo, l’attuale associazione ha affiancato alle consuete attività espositive una maggiore attenzione nei confronti del pubblico e del milieu circostante grazie alla creazione di una sezione didattica nata con l’obiettivo d’implementare l’afflusso degli utenti, il radicamento sul background territoriale e, non da ultimo, dando rilievo alla funzione sociale che l’arte può assolvere.

I festeggiamenti per il suo successo coincidono, purtroppo, con l’attuale e profonda crisi – nazionale e mondiale – che ormai ha investito ogni settore. Nonostante ciò, il direttore artistico Maurizio Coccia e la responsabile dei servizi educativi Mara Predicatori hanno scelto di reagire alla medesima fase di stallo internazionale attraverso l’organizzazione di una serie di eventi che si susseguiranno nel corso di tutto il 2013. Le varie iniziative saranno suddivise in tre sezioni: la prima dedicata alle mostre ospitate nel suo spazio espositiva principale; la seconda è la cosiddetta Galleria Cinica.

Curiosa è la proposta Galleria Cinica, ovvero un progetto affidato alla supervisione della giovane curatrice Carla Capodimonti. Fisicamente collocata in un’ala del museo in cui, per tutto l’anno, sarà ospitato un ciclo di sei mostre i cui protagonisti saranno artisti e curatori emergenti. Obiettivo principale è promuovere i creativi dell’ultima generazione dando loro l’opportunità di esporre all’interno del prestigioso immobile. Un’innata attenzione e propensione al futuro che oggi si rinnova grazie al rapporto diretto che ne deriva tra questi eventi collaterali e la programmazione principale di Palazzo Lucarini.

La denominazione Galleria Cinica è un gioco di parole che prende le mosse dalla Galleria Civica, presente in ogni città, per riallacciarsi all’autonomia e all’indifferenza nei confronti del rigore morale auspicati dalla filosofia cinica. L’indipendenza dell’arte dai sistemi e dalle sovrastrutture che la convogliano entro vecchie e stantie convenzioni, ovvero il pieno rifiuto di tutto ciò per tornare ad osservare coscientemente il panorama artistico attuale costituito da fresche e vigorose leve… è la scommessa avviata con questa iniziativa.

Il museo di Trevi conferma, ancora una volta, la sua congenita vocazione verso la ricerca sperimentale del settore artistico contemporaneo.

Abbiamo interpellato il direttore artistico di Palazzo Lucarini Contemporary, Maurizio Coccia, per approfondire con lui alcuni punti relativi alla politica culturale, alle scelte e ai progetti della struttura.

 In occasione del ventesimo anniversario di Palazzo Lucarini Contemporary lei, in quanto direttore artistico, insieme alla responsabile dei servizi educativi, Mara Predicatori, avete deciso di destinare un’ala del museo ad un ciclo di sei mostre dedicate agli artisti dell’ultima generazione. Un’iniziativa che si presenta come un ottima occasione per i giovani meritevoli di esporre all’interno di un prestigioso contenitore. Come nasce quest’idea?

“Innanzitutto, per seguire la vocazione sperimentale originaria del Progetto Palazzo Lucarini che ci accompagna nelle pratiche espositive e in quelle didattiche. Poi, come logica conseguenza, per un inevitabile avvicendamento generazionale. Insomma, per stare vicino ai giovani è meglio essere giovani. Non è indispensabile, ma aiuta a inserirsi sulla stessa lunghezza d’onda.”

Il vostro obiettivo primario è dare maggior spazio ad alcuni artisti e curatori emergenti, tuttora presenti in grande quantità nel belpaese. Secondo quali parametri sono stati selezionati gli artisti ed i curatori che sono entrati a far parte del vostro progetto?

“In questi casi si tratta – sempre, non solo per noi – di logiche arbitrarie, inutile negarlo. Non può esistere un modello oggettivo di scelta. Anche per l’incremento esponenziale degli operatori, è ovvio, che non permette un monitoraggio integrale e costantemente aggiornato del panorama di settore. Ma non solo. Ci sono gli interessi personali. E la disponibilità, di tempistica e di temperamento. La rispondenza dei progetti alle esigenze dell’impostazione generale, degli spazi, delle mostre parallele… Come vede, è una casistica piuttosto eterogenea.”

 Ho notato una certa varietà tra i vari creativi selezionati in quanto provengono da realtà territoriali molto differenti tra loro: ad esempio Diego Petroso da Napoli, Mauro Vitturini e Diego Miguel Mirabella da Roma, Cloroclorocloro da Ascoli Piceno, Francesco Ciavaglioli da Avezzano anche se ora opera a Roma, Nicole Voltan da Mestre anche se attualmente vive e lavora a Roma. Inoltre, ogni artista coinvolto porta avanti una ricerca molto differente, allargando così lo sguardo alle molteplici pratiche artistiche oggi presenti nel contesto italiano. La ragione di questa eterogeneità, sia regionale sia operativa, è dovuta alla volontà di offrire al pubblico un’ampia panoramica sulla giovane arte italiana?

“Beh, non abbiamo velleità così ecumeniche. Diciamo piuttosto che il nostro modo di operare è sempre stato alieno da ogni irrigidimento linguistico, settarismo formale, o discrimine territoriale. Ciò che proponiamo con Galleria Cinica è semplicemente un punto di vista. Aperto, prensile, ibrido. Un po’ come è la situazione attuale, no? Questo, però, non significa scadere nell’eclettismo. Grazie anche al coordinamento di Carla Capodimonti (responsabile del progetto Galleria Cinica), mi sembra che ci sia coerente proprio nella pluralità.”

Le singole mostre in programma sono collegate, oltre che dai festeggiamenti per il ventennale, anche da un ulteriore tema-guida?oppure ognuna sviluppa una tematica specifica non connessa con le altre?

“Ogni volta che sento parlare di mostre-a-tema metto mano alla fondina! Sa un po’ troppo di compito a casa, no? Galleria Cinica è una palestra dove si confrontano volti nuovi e pratiche sperimentali. Senza pregiudizi o paludamenti.”

Qual è il ruolo svolto dalla curatrice, ovvero: in cosa consiste la sua supervisione?

“Carla Capodimonti che già da diverso tempo collabora con noi, è il terminale operativo di tutto il dispositivo-Galleria Cinica. Ha recepito pienamente le nostre esigenze e ha agito in totale libertà nelle scelte e nell’impostazione generale del progetto. È un ponte generazionale e abbina – finalmente! – una prospettiva curatoriale aggiornata a una solida formazione umanistica. Quindi, la sua, è una figura di garanzia e proposta.”

Palazzo Lucarini Contemporary fin dal 1993 emerge nel contesto culturale umbro per la sua innata inclinazione tesa a promuovere la sperimentazione presente nella ricerca artistica contemporanea. Oggi nasce la Galleria Cinica: un ulteriore spazio sito all’interno del museo dedito ad ospitare le novità presenti nel settore dell’arte contemporanea. Quali sono le vostre aspettative in merito alla programmazione 2013?

“Chiaramente, non riguardano la quantificazione dei nostri sforzi. Cioè, non puntando alla spettacolarizzazione dell’esperienza artistica né al compiacimento folcloristico del dilettante, probabilmente non vedremo aumentare a dismisura il nostro pubblico. Tuttavia, vorremmo che quel pubblico si diversificasse accogliendo molti giovani e proponendo una piattaforma di discussione – ovviamente critica – per tutti gli altri. Insomma, ci piacerebbe confermare il nostro mandato istituzionale di luogo dove si incontra il presente storico, anche nelle sue contraddizioni, per condividerne, con una collettività allargata, le sue proposte culturali.”

Intervista pubblicata su “art a part of cult(ure)”, 10 marzo 2013.

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