Da INSIDEART: “La prima personale in Italia di Magnus Frederik Clausen”, articolo di Claudia Quintieri

Magnus Frederik Clausen artista danese, classe ’81, che lavora con vari medium come installazione e video, pittura e performance, è alla sua prima personale italiana a Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi con la mostra “The Tomato Syndrome” a cura del collettivo curatoriale Artnoise Continua a leggere

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Mutter di Lara Pacilio

Lara Pacilio è un’artista che utilizza diversi medium portando temi impegnativi ad esprimersi con una sostanza che sottende la profondità di un approccio introspettivo. La follia è uno di questi; è un tema, poi, da sempre collegato con la creatività, e che attraverso il lavoro di Lara viene inserito in un discorso accostato al sociale. La riflessione si origina da un pensiero sui manicomi, e si sviluppa anche sulla constatazione che persone sane venivano internate per motivi molteplici indipendenti dal loro stato mentale; fondamentale la lettura di Pacilio del libro Scene da un manicomio di Adriano Pallotta, che analizza il contesto manicomiale, l’artista dichiara: «La mia ricerca è iniziata con la visita al manicomio di Volterra. Un’energia molto forte pervade questi luoghi. Arrivando ho sentito un ronzio molto forte: sopra l’edificio c’era un enorme alveare, quel suono amplificava la mia percezione del posto». Nasce un sentire per cui Pacilio parla della follia non come esplosione eclatante di un disagio mentale, ma come espressione di micro follie quotidiane che ci accompagnano nella nostra vita, fanno parte di noi. «Quella pazzia latente, invisibile, è nascosta in ognuno, è uno squilibrio psichico appartenente al mondo contemporaneo. La ritualità della vita ci assorbe quasi completamente nella perdita di identità, di individualità dell’essere, ci spinge verso l’apparire e l’avere. Spesso la donna più dell’uomo è costretta in canoni estetici artificiali ed artificiosi. Non c’è la forza di andare contro il sistema e questo crea delle mancanze che sfociano in frustrazioni e micro follie che possono tramutarsi in follie vere e proprie, ma la mia ricerca si basa sul micro cosmo interno che in realtà è la nostra più grande risorsa».

Nella personale Pneuma alla galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary, a Trevi a cura di Maila Buglioni l’artista ha presentato il video Mütter, che vuol dire “madri” in tedesco, la riflessione di Lara parte da qui: «la madre è uno dei pilastri su cui si basa la nostra società, ed è proprio nelle famiglie che iniziano i nostri stati di malessere. Una madre frustrata chiederà al figlio di appagare o realizzare tutti i desideri in cui lei non è riuscita» Nell’opera, una donna nuda indossa una maschera mostruosa, si trova all’interno di un cerchio sospeso, un feto e delle protesi sanguigne esterni sono collegati a lei, da qui parte un percorso che conduce alla ciclicità della nascita, della vita e della morte: «il tempo scorre senza che in noi ci sia coscienza della ciclicità. Niente ci appartiene tanto meno la nostra vita, essa appartiene alla natura. Partendo dal presupposto che l’esistenza abbia una ciclicità: nascita, vita, morte, penso che l’uomo si sia creato una ciclicità dentro la ciclicità, nella vita stessa: un ripetersi di eventi e condizioni che non riescono a farci progredire e che ci tengono ingabbiati. Ovviamente tutto può cambiare, dipende dalla prospettiva che si adopera». Il feto e le protesi sanguigne sono indice di una sofferenza al femminile anche legata allo stato di subalternità della donna rispetto all’uomo. La maschera è stata realizzata appositamente: «le mie maschere sono studiate su persone reali, in loro ho visto delle forme di “follie” su cui ho voluto soffermarmi. Esse sono sintetizzate ed a volte esasperate come nel caso di Mütter. Qui la performer non è altro che il supporto sul quale si posa la maschera, chiunque si può proiettare all’interno di essa. La performer è nuda perché la nudità è per me simbolo di purezza, in fondo le follie sono pensieri o atteggiamenti che non sappiamo gestire, sono la parte più intima, li considero puri», come spiega l’artista. L’incontro con la Madonna è un riferimento all’ideale di donna perfetta che ci accompagna da millenni, “ma noi donne non siamo perfette mogli o madri e dovremmo ammetterlo senza senso di colpa”, aggiunge Lara. Come non ricordare la citazione del film Nostaghia di Andrei Tarkovskij nella scena della Madonna del parto. Mentre la suggestiva uscita degli uccelli dal ventre dell’Icona rappresenta i figli mai nati. Sottolineato da Maila Buglioni: “«’affronto con l’idolo evidenzia l’umana piccolezza dell’individuo e la sua natura mortale». Alla fine quel cerchio che richiama la ciclicità ci conduce alla morte inevitabile, simboleggiata dalle protesi da cui, sul finale, esce sangue. Pacilio definisce il luogo delle riprese “un enorme feto malato che ha contenuto la mia storia, un posto in cui la “mia maschera” e la “mia follia” potessero sentirsi a casa. Il degrado è lo stato delle cose.” Le musiche sono state create appositamente per il video dal musicista e compositore Luca Nostro, la performer è Valentina D’Angelo, fotografia e riprese sono di Roberto Mariotti, la postproduzione è di Gianluca Spinuso.

Articolo di Claudia Quintieri per INSIDEART, 27/03/2014

http://www.insideart.eu/2014/03/27/mutter-di-lara-pacilio/

(13/12/2013) VIDEO DEL GIORNO su INSIDEART: “Isostasia 1”. Intervista a Nicole Voltan, di Claudia Quintieri

«Ho sempre portato avanti tutte le tecniche possibili in base a ciò che volevo raccontare», sono le parole di Nicole Voltan rispetto al suo lavoro di artista. Le prime opere presentate in accademia a Venezia, a metà degli anni 2000, erano scatole di polistirolo. In quel periodo faceva anche sculture e lavorava molto con l’assemblage. È di quell’epoca la sua prima personale a Milano al circolo culturale Bertolt Brecht, dove ha esposto principalmente dipinti. Nel 2011 si è trasferita a Roma da Venezia perché la città lagunare, nonostante un certo fermento, non riusciva a stimolarla quanto la capitale. La tematica principale, filo conduttore di tutta la sua produzione, è il rapporto arte-scienza: «Arte e scienza sono due opposti, ma complementari fra loro: l’una è totalmente emozionale l’altra è rigorosa e logica; l’arte è soggettiva, non è vincolata da nessun tipo di regola, come invece lo è la scienza: questo contrasto tra i due termini mi piace. Poi la scienza da un certo punto di vista è molto artistica, e anche religiosa: la meraviglia di certe immagini, ad esempio astronomiche e della natura stessa, sono una forma d’arte perché la natura è arte; dall’altro punto di vista è talmente rinchiusa nelle sue leggi che è bello stravolgerle e riuscire a interpretarla in modo più soggettivo e creativo», dichiara la Voltan. Nella sua storia personale, l’artista, fin da bambina, è stata attratta da tematiche scientifiche, ricorda una lettera a Babbo Natale in cui ha chiesto un microscopio e un telescopio per guardare le cose piccole e le stelle: questa passione è talmente radicata in lei, che ha portato con sé quel telescopio a Roma. Le costellazioni e il cosmo sono una parte essenziale di uno dei filoni che segue Voltan, sulle suggestioni nate dalla curiosità per cosmo e costellazioni ha incentrato la sua mostra 88trame alla galleria Whitecube al Pigneto, ora La Stellina arte contemporanea. Ma che cosa la affascina di cosmo e costellazioni? «Sono talmente vasti sia come superficie che come concetti che non finirà mai il mio approfondire ed entrare nelle leggi cosmiche, mi affascina poi l’estetica del cosmo e il fatto che si rispecchia anche nel micro: sto scoprendo l’associazione fra le galassie e le cellule su cui vorrei lavorare per un progetto futuro. La frase che mi colpisce di più dice che siamo fatti di stelle perché abbiamo gli stessi elementi che hanno le stelle», commenta l’artista. Questo legame fra micro e macro porta alla riflessione sull’unione degli opposti: “gli opposti sono complementari. L’uomo cerca sempre di dividere le cose: amore e odio, guerra e pace, bene e male, però se non esistesse l’uno non esisterebbe l’altro”, continua Nicole. In questo periodo si sta svolgendo la personale di Voltan Para Klàsis alla Galleria Cinica di Trevi, a cura di Simona Merra e Carla Capodimonti. Iniziamo dal titolo della mostra: Para Klàsis vuol dire rottura, qui entra in gioco il dialogare degli opposti nella discussione e nella lotta fra due estremi che porta all’equilibrio. In questa esposizione è presente in video Isostasia 1, da noi proposto, che si ispira al fenomeno fisico per cui la densità della Terra rimane sempre uguale, cambia solo l’assetto. Le riprese sono state fatte vicino Misurina, sulle Dolomiti, durante una passeggiata: da quelle immagini è nata l’idea del video. All’inizio si vedono rocce e montagne, essenziali nel discorso scientifico sull’isostasia. Poi si cammina, ma della presenza umana appaiono solo le ombre, una è quella dell’artista, ombre indicative di una ricerca di qualcosa che a volte manca: questa camminata rappresenta ciò che facciamo spesso nella vita, ovvero cercare l’equilibrio sia con noi stessi che con gli altri. Il suolo che è sotto di noi è ciò che ci regge in piedi e gli uomini hanno due gambe per cui perdono l’equilibrio fisico, ma anche l’equilibrio emotivo e interiore, più facilmente di un animale, a quattro zampe. A proposito di questi significati Voltan dichiara: «tutto quello di cui tratto è anche, in qualche modo, autobiografico e soggettivo: parto da una mia esperienza per arrivare a tematiche più collettive». Alla fine del video si vede il movimento di un lombrico che si ripete varie volte, a proposito di questo finale l’artista dice: «Il lombrico rappresenta la vita, è il classico elemento alla base della generazione del terreno, lo rende fertile. Poi ha la proprietà di essere una molla, di essere elastico: paradossalmente anche noi uomini dovremmo aspirare all’elasticità per adattarci alle cose dell’esistenza, ed essere anche sinuosi». Il tremore della telecamera ha un’origine tecnica perché le riprese sono state fatte a mano, ma è anche un modo di rappresentare il movimento stesso delle cose. Infine l’audio è composto da rumori umani come l’accensione di un accendino, il carrello della spesa, una lavatrice, perché, conclude Nicole: «sono in contrasto con la rappresentazione della natura, ma paradossalmente assomigliano proprio ai rumori della natura come i sassi quando rotolano o si sgretolano, quindi portano in sé l’equilibrio e il contrasto fra uomo e natura». Info: nicolevoltan.blogspot.com

Nicole Voltan, Isostasia 1, 2011

 

Intervista pubblicata su INSIDEART, 13 dicembre 2013: http://www.insideart.eu/2013/12/13/isostasia-1-di-nicole-voltan/