Palazzo Lucarini – Galleria Cinica #10 The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore. Intervista all’artista (Come) Achille, di Maila Buglioni

«il senso [dell’opera] è il prodotto di un’interazione fra l’artista e l’osservatore, e non un fatto autoritario»
(Nicolas Bourriad, Estetica Relazionale, Postmedia Books, 2010, p.78).

Nel mondo contemporaneo, caratterizzato dalla comunicazione di massa e dalla progressiva omologazione della tipologia dei rapporti interpersonali ed economici, l’opera relazionale svolge la funzione di interstizio, uno spazio in cui si creano alternative di vita possibili. Esemplare è il progetto Be my Peggy/Piggy che, a seconda della scelta dell’ultima parola della locuzione, esplicita la differente posizione del fruitore nei confronti di quella data opera/installazione/luogo artistico/etc.. Se in Il critico come artista Oscar Wilde affermava che l’arte e la critica hanno un valore eversivo e sono in contrapposizione alla società, (Come) Achille dichiara che il pubblico, inteso come gruppo eterogeneo di individui che la compongono, può coscientemente prendere il ruolo di “critico” sostituendosi ad esso ed esprimendo giudizi in merito all’oggetto artistico che osserva. Continua a leggere

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