#GALLERIACINICA 2015: un anno dedicato al tema del “site-specific” con nuove collaborazioni!!

GALLERIA CINICA

PROGRAMMAZIONE 2015

di

Carla Capodimonti, Michele Gentili, Celeste Ricci

Galleria Cinica apre l’anno in una veste nuova, grazie alla collaborazione tra i curatori Carla Capodimonti, Michele Gentili, Celeste Ricci, ideatori dell’inedita stagione 2015.

“L’arte occupa un posto particolare nel processo di produzione collettiva, dato che è fatta dello stesso materiale usato per gli scambi sociali. Un’opera d’arte possiede una qualità che la distingue dagli altri prodotti delle attività umane: la (relativa) trasparenza sociale. Quando è riuscita, un’opera d’arte mira sempre al di là della sua semplice presenza nello spazio; si apre al dialogo, alla discussione, a quella forma di negoziazione interumana che Marcel Duchamp chiamava “coefficiente d’arte”, un processo temporale che si gioca qui e ora.”[1]

Il programma in avvenire presenterà le ricerche di giovani artisti sul tema del site-specific, concepito in questo caso non solo come approccio specifico allo spazio di Galleria Cinica, ma piuttosto come risultato di un “incontro”, di una relazione di scambio e confronto tra l’artista – impegnato a investigarne le dinamiche come parte del processo stesso di realizzazione del proprio lavoro – e il pubblico. Il museo, in particolare, è di per sé contenitore di vari aspetti legati alla comunità, ed è qui inteso sia come site, spazio fisico e territoriale, sia nella sua accezione storica, sociale e culturale, vale a dire context.
La pratica del site-specific mira a creare un rapporto di partecipazione tra l’artista, colui che ne concepisce il meccanismo, e l’audience, protagonista dell’opera d’arte che rende quest’ultima il prodotto tangibile di esigenze umane, collettive molto spesso dimenticate. In una società globalizzata, che basa considerevolmente le proprie relazioni sociali su scambi virtuali in rete, questo tipo di arte assume diverse forme e tende a coinvolgere una realtà più astratta, instabile e mutevole, come quella di internet, riportando l’attenzione su dinamiche concrete, sensibili.
Ben lontano quindi da una versione autoriale dell’opera, l’artista si riscopre depositario del potere più autentico del suo lavoro: attraverso il linguaggio artistico egli può rivelare segni, rendere evidenti significati latenti. Assunta ogni responsabilità verso la realtà d’intervento ed agendo discretamente, egli deve confrontarsi con le storie, i costumi e i valori della comunità, a cui non necessariamente appartiene.
Egli si porrà come un dispositivo d’evidenza: raccoglierà racconti, darà voce ad apparenti silenzi, farà riemergere memorie sopite, proporrà scambi e tesserà relazioni. Darà valore al tempo che agisce in quel luogo: la sua storia, il suo ora, le sue aspirazioni. L’artista si proporrà di riscoprire la quotidianità del site, attraverso una presa di coscienza dei suoi riti, dei suoi processi, delle sue consuetudini come gesto di rivalsa su un pensiero unico omologante o dalle stringenti leggi della necessità. Egli dialogherà, porrà domande e non si esimerà dal mettere in luce eventuali contrasti. La sua pratica scardinerà ogni confine tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, tra ciò che appartiene al mondo virtuale e ciò che vive invece nella realtà.

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[1] Nicolas Bourriaud, Estetica relazionale, Postmedia Srl, Milano, 2010, p. 43.

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