José Iglesias Gª-Arenal: violentare Facebook, articolo di Caterina Mirijello su CU.SP.I.D.E. magazine

Jose Iglesias Gª-Arenal, Small Glass, 2014Sono stringhe di informazioni questa volta concrete.
Stringhe perché di fatto lo sono e informazioni perché materializzate in voluminosi tomi in cui ricercare il filo conduttore di discorsi senza punteggiatura. Conversazioni in cui il punto non trova spazio, ma solo una serie, spesso indeterminata, di punti di sospensione.

Jose Iglesias Gª-Arenal, artista spagnolo, presenta la sua installazione al quinto appuntamento presso Palazzo Lucarini Contemporary di Galleria Cinica, illustrando la sua riflessione sul ruolo dei social network.

L’alienazione fisica e mentale che sovente queste nuove sovrastrutture producono, contribuendo ad innalzare castelli, -sontuosi, alti, vertiginosi- in cui la personalità di ognuno si perde e con questa anche il contatto fisico, materiale.

Distruggere l’alienazione e produrre materia. Questa sembra la sfida prodotta dall’artista che scandaglia la sua privacy per proporla allo spettatore. Immagini, parole, discorsi, frasi. Interi pensieri buttati lì, in un angolo della sala, per i più curiosi, dotati anche di una certa risolutezza per tracciare le fila di un discorso per nulla organico.
José Iglesias Gª-Arenal, Columna (Lost File), 2014
José annulla la sua privacy, proprio come nei social network, ma questa volta per attuare un processo di denaturalizzazione delle fonti.
Materializzare delle informazioni prodotte sul social network di Facebook per generare contatto. Un contatto che si veicola prima fisicamente e poi per innescare emozioni, emozioni vive – dal vivo.
Le immagini proposte, i testi a disposizione seguono la scia del voyerismo dilagante dei social network, ma questa volta per innescare una fisicità capace di produrre rapporti interpersonali, in grado di fondersi e scontrarsi, prima di tutto col corpo. E così attivare un discorso, fatto di pause, silenzi, interruzioni, per riuscire quindi a ritrovare la valenza di un punto a fine frase.

Violentare facebook nella sua natura più intima, per materializzare uno scambio stricto sensu, attraverso un materiale che in origine occupava spazi del tutto diversi.

Articolo di Caterina Mirijello, pubblicato su CU.SP.I.D.E. magazine

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