PEGGY or PIGGY. It’s up to you!

PEGGY GUGGENHEIM è stata una collezionista d’arte statunitense, e svolse un ruolo determinante nella storia dell’arte del Novecento. Era solita dire che era suo dovere proteggere l’arte del suo tempo e a questa vocazione e alla creazione del suo museo dedicò buona parte della vita, facendo conoscere al mondo numerosi artisti americani allora sconosciuti, del calibro di Jackson Pollock.

BEMYPEGGY vuol dire: scegliere di promuovere l’artista.

MISS PIGGY è un personaggio dei Muppet (gruppo di pupazzi e personaggi in costume, creati da Jim Henson negli anni ’50, protagonisti di celebri trasmissioni televisive nate negli Stati Uniti d’America e trasmesse in gran parte del mondo); una maialina convinta di essere destinata alla celebrità, che si presenta come essenza del fascino femminile, rischiando di diventare molto violenta ogni volta che viene irritata.

BEMYPIGGY vuol dire: bocciare l’opera. 

 

Immagine

 

It’s up to you!

Annunci

CRITICA D’ARTE PARTECIPATA

Testo critico della mostra: “(Come) Achille_The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore.”    

“La galleria è un luogo come un altro, uno spazio che è parte di un meccanismo globale, un campo base senza il quale nessuna spedizione è possibile; un club, la scuola o la strada non sono luoghi migliori, ma semplicemente altri luoghi dove è possibile mostrare l’arte.”[1]

ImmagineLa mostra non è il risultato finale di una ricerca ma una zona di produzione, di incontro con il pubblico al quale vengono messi a disposizione gli strumenti necessari per sviluppare un pensiero critico sulla società. Il museo, luogo di creazione, funge in questo caso da spazio generatore di un nuovo movimento di critica d’arte partecipata. Un atto di protesta contro l’ufficialità, un manifesto nato per sviluppare una rete partecipativa con potere decisionale: “d’altro canto, adottando una nuova grammatica fatta non tanto di moduli d’ordine quanto di un progetto permanente di disordine, [l’artista] ha accettato proprio il mondo in cui vive nei termini di crisi in cui esso si trova.”[2]

Immagine
All’interno di un sistema nel quale si stabiliscono delle relazioni, nasce e si codifica l’intera opera di (Come) Achille: un lavoro di arte condivisa e in divenire. Ognuno è libero di esprimere la propria opinione riguardo l’opera dell’autore, il quale si espone per la prima volta, scegliendo di farlo sul terreno peggiore: il sistema dell’arte.

Nel rispetto della coscienza critica di ognuno, egli ci invita a rivedere l’intero apparato, lasciando decidere ad un pubblico eterogeneo la validità o meno del proprio lavoro. Lo spirito fortemente sociale dal quale nasce il progetto favorisce l’opinione di critici “non ufficiali” al sistema artistico dominante, strettamente influenzato dal mercato.

 

Carla Capodimonti

 

 

[1] Nicolas Bourriaud, Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo, 2004, Postmediabooks, Milano, p. 67.

[2] Umberto Eco, Opera aperta, 2009, Bompiani, Milano, p. 263.

17/05/2014: Ready for the next opening??

“Tutti i contenuti vanno bene, a condizione che non forniscano un’interpretazione del libro, ma riguardino l’uso e che lo moltiplichino, che creino un altro linguaggio all’interno del suo linguaggio”. (Gilles Deleuze)

 

Immagine    

Vi aspettiamo!!

 

Aurélien Mauplot. Intervista all’artista, di Maila Buglioni

(Traduzione di Carla Capodimonti)   Sottili segni grafici tracciati su bianche pareti, pagine di testi filosofici e scientifici appese e rigorosamente annerite per evidenziare parole anticamente trascritte. Piccole sale in cui regna il silenzio ed in cui il tempo sembra … Continua a leggere

NEXT OPENING 17/05/2014 H 18: (Come) Achille_The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore, a cura di Carla Capodimonti

Immagine(Come) Achille propone un lavoro fortemente autoironico, aspetto percepibile in tutta la sua produzione artistica e che riflette un approccio autocritico nella quotidianità.
The worst way in the worst place. Il modo peggiore sul terreno peggiore, titolo del video dal quale prende nome l’intera mostra, è una dichiarazione d’intenti. L’artista si mette “a nudo” facendo la cosa che odia di più nel luogo meno adatto possibile. Egli si espone sul “terreno” dell’arte nel modo peggiore, cosciente pertanto dei propri limiti.
Da ciò prende forma l’intero lavoro – presentato a Galleria Cinica – che si sviluppa nello spazio, per l’occasione contenitore o incubatore di un’opera in divenire. Un lavoro di arte condivisa che riflette sul mondo dell’arte stessa, ovvero un sistema che l’artista percepisce ad appannaggio di pochi. 

Tramite la condivisione e la comunicazione postale, che crea un feed-back tra mittente e destinatario, nasce e si estende il progetto Be my Peggy/Piggy: un circuito comunicativo che mette in contatto persone provenienti da varie parti del globo tramite la condivisione di conoscenza, intendendo quest’ultima come “bene comune”. Lo scopo del lavoro è esclusivamente sociale; la rete si sviluppa e prende forma grazie alla risposta dei destinatari, i quali diventano mecenati di un pensiero e prendono coscienza di informazioni a loro precedentemente note o meno.
L’artista si pone contro i massimi sistemi dell’arte, la quale, poiché patrimonio universale, non dovrebbe essere così lontana dall’uomo. 

NOTA SULL’ARTISTA:
(Come) Achille (1980) partecipa a varie mostre e iniziative sia in Italia che all’estero. Dal 2004 è membro dell’associazione culturale Attack con la quale collabora e partecipa alle due edizioni (2011-2012) dell’Attack Urban Art Festival a fianco di vari nomi come: Ericailcane, Sten&Lex, Dem, Hitnes, Ever, Moneyless, 108, Lucamaleonte. 
Dal 2009 dedica la sua ricerca alla pittura murale urbana, con un frequente riferimento ai temi del sociale ed un costante impegno in attività comunitarie, considerando lo spazio urbano come la superficie più grande tramite la quale poter comunicare alla collettività. Nel 2010 partecipa al workshop/residenza “Manufatto in situ/campobase” organizzata dall’Associazione Culturale VIAINDUSTRIAE con la presenza, tra i vari tutors, di Caretto&Spagna. Nel 2011 è ospite al Piknik Fesztival di Esztergom (Ungheria). Nel 2012 partecipa all’iniziativa didattica OFFICINEDELLUMBRIA (Laboratori di sperimentazione creativa) organizzata da Palazzo Lucarini Contemporary. Negli ultimi anni si dedica alla tecnica della serigrafia concretizzando il suo lavoro in uno studio/laboratorio dove sperimenta l’utilizzo di materiali come la cartapesta e i tessuti naturali. Nel 2013 viene invitato, nel ruolo di tutor della sezione “arte”, a Rosarno (RC) per l’iniziativa “A di Città”, festival di rigenerazione urbana.