Platon – Caverne – Décembre 2010, da Aurélien Mauplot_Desillusions, a cura di Carla Capodimonti

Platon – Caverne – Décembre  2010

IMG_0658L’origine di questo nuovo approccio è la scomparsa del testo del libro VII della Repubblica di Platone, sino a far vedere solo l’elemento più rilevante e conosciuto: la caverna. E’ così che appare il solo termine “caverna” sulla pagina del testo originale.

Questo mito pone la problematica (qui volgarmente riassunta) di come l’uomo percepisce il suo mondo. Così, si è sviluppata l’idea che l’individuo può acquisire conoscenza solo attraverso ciò che vede e ciò che può fisicamente osservare e percepire.

Esso definisce quindi tale attitudine come una capacità fisica dovuta unicamente alla posizione della luce nello spazio. L’Uomo non vede quindi, se non in presenza di luce. Egli non discerne, perciò non conosce nulla. La luce forma il nostro mondo e la vita sulla Terra. Prima dell’acqua, elemento necessario allo sviluppo della vita, c’è la luce che permette di vedere, di sapere, o più profondamente: la Luce che permette di essere… E’ probabile che noi tendiamo ad accettare la luce come fonte della realtà.

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Sulla base di tali principi c’è l’utilizzo del nero come colore inverso ad essa e di conseguenza come elemento di inaccessibilità alla conoscenza; il testo si trasforma in un blocco nero, opaco, che rende inaccessibile il suo significato (la sua lettura, comprensione), la sua materia e soprattutto, la sua esistenza. Solo la caverna resta disponibile, come rappresentazione di un luogo e di uno spazio che ognuno può immaginarsi o ricordare (esperienza). Termine emblematico di questo testo conosciuto in tutto il mondo, e idea accessibile per il mondo intero. E’ ugualmente un luogo nel quale non vi è alcuna fonte di luce.

IMG_0667Così, veniamo alla realizzazione dell’idea della grotta. Di uno spazio nero, noi vogliamo la sua rappresentazione. Del nero, dell’oscuro e del nulla, percepiamo solo ciò che è il nostro posizionamento nella sua tana, la nostra tana immaginaria che mette in evidenza un luogo invisibile. Appaiono allora di fronte a queste pagine, pietre di grotte preistoriche conosciute in tutto il mondo. Di queste grotte non è generalmente ricordata la loro forma né la loro materia, ma piuttosto il loro contenuto. Sono pitture rupestri come immagini della caverna. Sono pietre utilizzate come il collegamento tra la materia naturale e gli spazi, come l’immagine che ciascuno ha delle grotte preistoriche e la materializzazione immaginata della caverna.

Testo: Aurélien Mauplot

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