Legami Deboli

Testo a cura di Celeste Ricci (in occasione della mostra di Amedeo Abello & Cinzia Delnevo “Legami deboli”)

Ci sono due naturali tendenze dell’uomo su cui vorrei soffermarmi: l’interazione con l’altro e la volontà di conoscere. Questi due aspetti costituiscono parte essenziale dell’attività di ognuno di noi; l’individuo tende per sua natura a esporsi all’altro e attraverso questa relazione conosce.

Nell’ambito di questa mostra ci sono diversi rapporti che possiamo prendere in considerazione: quello tra il curatore e gli artisti (i quali sono a loro volta in rapporto tra loro e con lo spettatore) e la relazione che conseguentemente s’instaura tra il fruitore e l’opera. Queste relazioni potrebbero moltiplicarsi se includessimo in questo ragionamento le altre persone che hanno contribuito, anche in maniera indiretta, alla realizzazione della mostra e ai lavori prodotti. Si potrebbe scrivere una lunga lista cercando di collegare tutti questi individui, che se considerati astrattamente, potrebbero essere rappresentati con una serie di fili intrecciati e nodi interconnessi.

Un network di legami che potremmo dividere in due diversi gradi di relazione, così come pensati dal sociologo Mark Granovetter nel suo saggio La forza dei legami deboli, 1973: strong ties (legami forti, tra amici o familiari più stretti) e weak ties (legami deboli, che s’instaurano tra noi e i nostri conoscenti). Secondo Granovetter i nostri conoscenti – legami deboli – sono socialmente meno coinvolti l’uno con l’altro rispetto ai nostri amici, i legami forti. Il gruppo di amici o parenti sono in contatto tra di loro e costituiscono una rete compatta, mentre tra i conoscenti solo pochi si conoscono e alcuni di questi non hanno nulla in comune con i nostri legami più forti. I weak ties, quindi, non sono legami “minori”, come a prima vista ci verrebbe da pensare, ma sono considerati il collegamento cruciale – un ponte, bridge – tra gruppi differenti di persone.

Seguendo questo ragionamento, la mostra pone l’accento sulla distanza delle relazioni artistico-sociali e su quei “ponti” che legano mondi sociali lontani, i quali altrimenti ci sarebbero del tutto sconosciuti. Questo è da intendersi come il concetto guida e non una tematica affrontata direttamente dagli artisti con le loro opere. Abello e Delnevo hanno lavorato in modo indipendente e distante l’uno dall’altra, ma nonostante ciò una serie di legami deboli li ha tenuti in contatto. Questi legami permetteranno allo spettatore di aprirsi verso la conoscenza e verso mondi prima del tutto sconosciuti. Se rimanessimo sempre chiusi verso i nostri strong ties ci ritroveremmo invece in una posizione svantaggiata. Saremmo deprivati di informazioni ed esperienze nuove, utili per la nostra crescita sociale e in questo caso anche artistica.

L’attività di questi due giovani artisti si basa su ricerche e linguaggi differenti e giunge di conseguenza a risultati che hanno pochi elementi in comune. Presentare la distanza piuttosto che la vicinanza, la singolarità invece che l’insieme è quello che la mostra si propone. L’invito è di soffermarsi sulla singolarità in relazione a quello che c’è intorno. Con questa mostra non presentiamo un tema bensì un ‘modello’ che si basa sul concetto di rete e struttura sociale, il quale può essere applicato a diversi campi della nostra attività e non solo artistica.

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