Francesco Ciavaglioli. “Strategie fantasma. Riproduzione-dissoluzione-pathos” (07/09 – 27/10), a cura di Simona Merra e Saverio Verini

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È a partire dalla condizione di ambiguità propria delle immagini, che prende forma il lavoro di Francesco Ciavaglioli: alla ricerca costante di un equilibrio fra epifania e svanimento, le sue opere manifestano un interesse quasi ossessivo per l’entropia. Dissoluzione, percezione ottica, vanità delle immagini, memoria del visivo, ripetizione delle forme: sono alcuni dei temi che ricorrono più frequentemente nella poetica dell’artista, le cui opere evocano “il lato nascosto del mondo visibile – il territorio della dissomiglianza” (G. Didi-Huberman).

I lavori di Ciavaglioli, infatti, affrontano la questione dell’apparizione delle immagini e della loro “erosione”, nonché il rifiuto che esse oppongono a essere ricondotte a una forma definita e, per questo, somigliante, mimetica. In tal senso l’intera produzione dell’artista si configura come “impronta di realtà”, traccia evanescente, fantasma; un’entità sfuggente di fronte alla quale non è ammessa condizione di passività dello sguardo. In questo modo Ciavaglioli intende prendere una posizione che, attraverso il linguaggio e i codici dell’arte, si rivela decisamente “politica”: i lavori dell’artista puntano in maniera ostinata in direzione di un rallentamento dello sguardo, sottratto al flusso di immagini “comode” che affollano la contemporaneità, affermando così l’atto del vedere come scelta.  (S. Merra, S. Verini)

Nelle due sale della Galleria Cinica sono presenti interventi site specific e un corollario di lavori inediti, fotografie, disegni e video, volte a costituire una costellazione di elementi che affrontano il tema dell’immagine attraverso diverse “strategie”.

Melissa Giacchi. OPERARI_lavoro di forme (13/07 – 31/08), a cura di Carla Capodimonti. In collaborazione con l’Associazione Culturale Dancity. Performer_Lucia Guarino.

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OPERARI, termine che attinge dal latino ŏpĕro, o lavoro, si sviluppa come progetto strutturale di forme di matrice geometrica, ognuna delle quali collabora e quindi lavora con la sua adiacente in un linguaggio volumetrico che si concretizza nella terza dimensione.

OPERARI è un metodo di lavoro e consiste in una serie di poligoni di cartone tagliati al laser, sottoposti ad un processo di sottrazione, assemblati poi manualmente fino a formare una successione di poliedri.

L’installazione, precedentemente esposta in occasione della mostra dell’artista e graphic-designer Trevor Jackson per il Dancity Festival (2012) a Foligno (PG), rassegna di musica elettronica ed arti digitali tra le più significative del territorio italiano, si genera come intervento site specific in relazione ad una predeterminata struttura ambientale.

Nello specifico, per Galleria Cinica il lavoro di Melissa Giacchi approfondisce i concetti di “macro” e “micro architettura” che si affrontano in riferimento all’ambiente e al rapporto con lo spettatore.

Le due sale destinate all’intervento, di dimensioni diametralmente differenti, diventano l’input per lo sviluppo di OPERARI in grande e piccolo formato, come una seconda pelle: un tessuto volumetrico che si aggrappa alle superfici dello spazio in cui si espande proiettando l’osservatore in un’architettura di solidi.

La sua conformazione e lo sviluppo hanno come riferimento le strutture degli organismi multicellulari, soltanto nei quali le varie cellule differenziate assumono forme molto diverse, che rispondono a funzioni altamente specializzate.  In questo modo l’installazione si snoda come un unico tessuto all’interno dell’ambiente espositivo, dando vita ad un sistema in movimento. Proprio grazie alla loro configurazione, i vari poligoni originano un rimodellamento dello spazio, completato con l’apporto di contributi audio del duo Schroeders e proiezioni video di Paolo Pinaglia, che giocano sul piano della percezione. Il risultato è un intervento meta-linguistico che si muove tra arte, architettura e design, in una comunione di intenti.

 

 

cloro cloro cloro & lelimane_”Creolo” (25/05 – 30/06), a cura di Carla Capodimonti

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Il collettivo cloro cloro cloro & lelimane presenta per Galleria Cinica un progetto sperimentale di video mapping, nuova frontiera dell’arte e della tecnologia che permette di ottenere spettacolari effetti di proiezione su superfici reali.

Nello specifico, gli artisti propongono una rielaborazione in chiave digitale di immagini provenienti dalle strade della provincia marchigiana, fortemente iconicizzate e tipiche del folklore locale.

Partendo dalla rappresentazione cartellonistica kitsch di serate danzanti al ritmo del liscio, gli artisti sviluppano linguaggi prettamente contemporanei con l’utilizzo della tecnica del video mapping che rende possibile una sorta di animazione reale su una apparente piattezza formale. 

Ciò rende possibile una visione “altra”, del tutto nuova della realtà che li circonda, ormai assimilata e che ne segna fortemente l’immaginario.

Gli artisti riescono a sviluppare un linguaggio, solitamente poco associabile a determinati contesti, tentando di fuoriuscire dalla dimensione ristretta di realtà limitrofa e donandole un respiro ampio: un utilizzo di immagini decontestualizzate, deviate dalla loro logica provinciale, al fine di una decostruzione e ridefinizione creativa attraverso un disorientamento e un contemporaneo riorientamento.

In questo modo essi riflettono sulla condizione dell’autore ed il suo essere interno/esterno alla comunità in cui vive.

La tecnica di proiezione evoluta che viene utilizzata rimanda infatti a ritmi veloci e contesti lontani e si sviluppa solitamente in ambienti esterni o con il seguito di musica elettronica, riuscendo ad ingannare la percezione visiva dello spettatore a tal punto da non fargli più distinguere la realtà dalla finzione e cioè la proiezione. In questo modo ogni evento riesce a trasformarsi in una vera e propria “illusione di massa”. Per l’occasione, gli artisti rielaborano la tecnica adattandola ad un ambiente chiuso e ridotto, trasformando così lo spazio della performance in un display dinamico continuo.

Diego Miguel Mirabella_Mauro Vitturini, Presupposti per un dialogo inesatto (16/03 – 11/05), a cura di Daniela Cotimbo

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Per il secondo appuntamento della programmazione Palazzo Lucarini apre le porte alla doppia personale di Diego Miguel Mirabella e Mauro Vitturini dal titolo Presupposti per un dialogo inesatto, a cura di Daniela Cotimbo.

I due, assistenti di Pietro Fortuna, ritornano a mettere in dialogo la propria ricerca creativa come già avvenuto nel 2011 con la personale DiaSige. In mostra, i lavori appositamente realizzati per la Galleria Cinica.

Il linguaggio artistico, per sua natura, appare incompleto, se comparato ad un sistema di riferimento logico, ed inesatto per il suo proporsi come disfunzione all’interno di una struttura preordinata. Le opere esposte, pur partendo da istanze individuali molto diverse tra loro, si riflettono le une nelle altre sia come interazione tra due universi artistici, sia nell’universale capacità dell’arte di comunicare con il pubblico.

Mauro Vitturini prosegue la sua ricerca sul suono, mentre Diego Miguel Mirabella conduce lo spettatore ad un letterale abbassamento dello sguardo verso l’oggetto, l’ossessione dell’artista.

Entrambi cercano di dare forma al pensiero attraverso un approccio analitico: il primo sfrutta l’elemento sonoro per creare un’ambiguità percettiva in grado di rimandare a sé stessa e ad una molteplicità di esperienze, il secondo, attraverso il suo ripiegarsi oggettivo sul reale, pone le basi per un dialogo col mondo circostante.

L’esposizione – allestita in due sale – offre la possibilità di conoscere in primis le due individualità e, solo successivamente, di sperimentare il lavoro a quattro mani ideato nel periodo di permanenza degli artisti a Trevi, nato come tentativo di rendere immagini i presupposti che  danno titolo alla mostra.

Diego Petroso_Maniaca Melodia (26/01-10/03/2013), a cura di Carla Capodimonti

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Il lavoro che Diego Petroso espone presso Galleria Cinica – nuovo spazio di Palazzo Lucarini Contemporary – consiste in una serie di opere di natura pittorica che prendono forma dalla riflessione dell’artista sulla pratica stessa del fare pittura. Nell’intero corso della storia dell’arte, il linguaggio pittorico è da sempre stato espressione dell’avvicinamento, fisico e spirituale, dell’artista verso la tela e/o altri materiali, una spinta verso il supporto al fine stesso della prassi. Petroso riflette sulla questione proponendo un’ inversione di rotta volta verso una serie di nuovi linguaggi proposti dai contorni prettamente sperimentali. 

La serie di opere esposte sarà la base della ricerca del lavoro che l’artista svilupperà durante il periodo di tre mesi di residenza presso Viafarini -Milano-.

La mostra apre il nuovo anno nel mese di gennaio e inaugura l’intero ciclo di esposizioni nel corso del 2013.